Le origini della Riflessologia Plantare

Riflessologia Plantare

La Riflessologia Plantare ha radici antichissime. Veniva praticata già nella Cina del 4000 AC e nell’Antico Egitto, nonché tra le antiche tribù del Nord America.

Riflessologia Plantare – Geroglifico del Tempio di Saquara  ( Tempio dei Medici ) del 2230 a.C.

William Fitzgerald

In tempi più recenti, a proporre per la prima volta il concetto moderno di riflessologia plantare fu un medico statunitense di nome William H. Fitzgerald, nel 1913. Specialista in otorinolaringoiatria, Fitzgerald affermava che l’applicazione di una pressione sui piedi ha un effetto anestetico in determinate parti del corpo.


Questo effetto anestetico, sempre secondo le teorie di Fitzgerald, avrebbe potuto sostituire l’utilizzo di farmaci anestetici in tutti quei piccoli interventi chirurgici del cavo orale.

Un amico di Fitzgerald di nome Edwin Bowers, raccolse le sue teorie e statistiche facendone dei trattati con tutte le informazioni necessarie alla conoscenza della pratica medica in questione.
Per quei tempi, la riflessologia plantare era nota come “terapia zonale“, termine quest’ultimo coniato proprio da Fitzgerald.


Eunice D. Ingham


Tra gli anni ’30 e ’40 del Novecento, le teorie sulla terapia zonale subirono un’evoluzione: a ridefinire i concetti di Fitzgerald fu la statunitense Eunice D. Ingham, di professione fisioterapista.
Ingham mappò sulla pianta dei piedi e anche sul palmo delle mani l’intero corpo umano; inoltre mutò il nome terapia zonale in riflessologia, in quanto sosteneva che le strutture anatomiche del corpo fossero riflesse su mani e piedi.

Secondo i riflessologi plantari, sul piede di destra di un individuo, risiederebbero le zone riflesse corrispondenti agli elementi anatomici della parte destra del corpo; mentre, sul piede di sinistra, prenderebbero posto le zone riflesse corrispondenti alle strutture anatomiche di sinistra .